Il laboratorio di costume, prossimo ad entrare nel vivo della ideazione e realizzazione dei costumi dei vari personaggi (lavoro che dovrà tenere conto della posizione sociale, della psicologia del personaggio e dell’effetto scenico, e che già da ora innesca interessanti discussioni e confronti), continua a familiarizzarci con chitone, himation e clamide, gli indumenti che risolvevano tutti i problemi di abbigliamento dei nostri personaggi: i colori erano limitati, la nudità era accettata, chi non andava scalzo usava semplici infradito.
Ricordiamo che il prossimo appuntamento con il laboratorio tenuto da Patrizia Quaranta è per il 2 aprile alle ore 19,30 in via Boezio 1c (ingresso gratuito).


Ma vediamo altre rappresentazioni (neoclassiche) di costumi greci:



(tutte queste immagini ed altre ancora sono consultabili qui.)
Le due epoche che ci riguardano (quella arcaica dell’ambientazione e quella classica della scrittura del testo) convergono in un’unica visione di un mondo “generalmente” antico in cui la vita quotidiana appare dura e semplice e dove passioni e sentimenti sono identici: amore e odio, pietà e vendetta, ragione e passione combattono negli animi di Agamennone, Clitemnestra e Oreste come in quelli dei loro spettatori.
Ma se Eschilo parlava ai suoi contemporanei attraverso gli immaginari fatti di un loro comune passato mitico, oggi non facciamo nulla di diverso mettendo in scena gli stessi fatti in un mondo tecnologico e globalizzato: donne e uomini sono rimasti gli stessi, che siano essi coperti da un chitone tessuto in casa o da un completo di Caraceni. La quale sarà anche una verità un po’ banale, ma è utile e bello rinnovarla ogni tanto ripulendo il nostro presente dai suoi aspetti più esteriori, riportando lo sguardo sull’essenza dell’essere umano. Indossare un semplice telo la rende ancora più vera e tangibile. La “fine della Storia” è ancora molto lontana.




