Cittadini di Atene, ascoltate ciò che ho deciso, voi che per primi al mondo giudicate un delitto. Da ora in poi, per sempre, questo popolo avrà diritto a questa sua assemblea. Ecco qui il colle di Ares, dove le Amazzoni posero il loro altare, quando approdarono a combattere Atene, per odio a Teseo: qui elevarono, in fronte alla città, una nuova città, qui pregarono Ares, e questo colle, da Ares, prese il suo nome. Ebbene, qui, su questo colle, regneranno insieme la Pietà e il Timore, tenendo lontani dal peccato gli uomini. A meno che essi stessi non rovescino ancora le norme civili. Chi infanga una fonte, non potrà più dissetarsi con acqua pulita. Né l’anarchia né la dittatura vi stiano mai di fronte, cittadini: ma l’autorità non sia del tutto bandita: nessuno fa il suo dovere, senza qualche paura. Se voi rispetterete questo ordine sempre vivrete sereni nel cerchio delle vostre mura, come nessun altro popolo al mondo. Questa assemblea che oggi istituisco resterà incorrotta, venerata, pura a vegliare sopra la pace del paese. E’ questo il mio augurio, cittadini, anche per il futuro. Adesso alzatevi, portate il vostro voto e giudicate leali al vostro nuovo giuramento.
Atena (Eumenidi)
La splendida Atena è la testimonianza “vivente” di come i Greci considerassero positivamente l’elemento femminile: è senza dubbio la più intelligente dell’Olimpo, la più pratica (sa tessere, cucinare e lavorare i metalli), ama l’arte e la sapienza, protegge i mestieri e l’agricoltura, è pronta alla guerra senza farne un piacevole passatempo, ha inventato praticamente tutto, ha un forte senso della giustizia ed è in generale il simbolo della superiorità della ragione. Di fronte a lei gli altri dèi sembrano perdigiorno non particolarmente dotati e capricciosi. Nonostante sia tra le ultime nate (con un’olimpica emicrania di Zeus, è partorita già adulta e armata dalla sua testa) ha di certo origini antiche quanto le sue associazioni “totemiche”, la civetta e l’olivo. E forse, secondo alcuni, addirittura più antiche e lontane.
A proposito delle interpretazioni dell’Orestiade come celebrazione di un fondamentale passaggio dalla vendetta privata al giudizio imparziale e democratico compiuto da un tribunale - conquista così grande per una società da potersi benissimo attribuire alla mente e alla volontà di una Dea - segnaliamo un articolo di Eva Cantarella che analizza le identificazioni negative dell’elemento femminile con l’irrazionale e il violento che il testo conterrebbe (ma, aggiungiamo noi, basterebbe la razionalità di Atena a sconfessarle).






