La tirannia è oscura, ma oscura è anche l’anarchia: è al sentimento della misura che Dio dà forza, vittoria sui contrari. Non mi stanco di urlare: l’angoscia nasce dall’incoscienza, nasce dalla coscienza quella felicità, ch’è la meta mortale.
Erinni (Eumenidi)
Il quadro di Bouguereau che rappresenta il rimorso di Oreste ci porta finalmente alle Erinni, facendoci augurare di non incontrarle mai (anche se ricordano un po’ l’ossessiva petulanza di un harem rivoltoso). Nella tradizione erano quasi sempre tre, e non sorprende scoprire che una di loro aveva nome Megera (l’Invidiosa) nè che anche il panorama mitico romano aveva le sue corrispondenti Furie: spesso nelle culture antiche alcuni degli aspetti più terribili del mito e dell’inconscio erano di genere femminile (le parche, le arpie, le sirene di Ulisse ecc.). Ma questo più che prestarsi ad una moderna accusa di antifemminismo ci testimonia se mai come nell’antichità ci fosse più arrendevolezza verso la complessità dei generi (sia maschile che femminile), connaturata al politeismo ma certo più moderna dei granitici, monodimensionali modelli femminili successivi della donna angelicata, delle “madonnine infilzate”, delle tisiche ottocentesche, delle Yvonne Sanson e delle Veline. Comunque, anche loro finiscono per “mettere la testa a posto” e si ritaglieranno un ruolo più benevolo di protettrici degli uomini, ma questo è frutto della mente politica di Atena, per il bene di tutti. Il risultato saranno le Eumenidi, per le quali rimandiamo sempre al già citato Adalberto Bonecchi.




